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Natura Naturans - cinque artisti a confronto

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Espongono Gianni Lorenzo Cacioli, Stefano Calosso, Edmondo Di Napoli, Sergio Gianesini, Gaetano Soldano. La presentazione di Giorgio Barberis
Il titolo di questa selezionata collettiva vuole sottolineare che Mito e Storia rimangono ancora oggi, per gli artisti in mostra, i termini fondamentali del grande dibattito teorico del Romanticismo. Gli artisti di fine Settecento e dei primi decenni dell'Ottocento ricorrevano al Mito per interpretare un presente tumultuoso e caotico.

Ad una Storia che rischiava di travolgere ogni certezza, l’artista romantico opponeva la geometria del Mito. Alla rilettura del mito classico si accompagnava una «laicizzazione» della mitologia biblica e, contemporaneamente, una riconquista dei miti nazionali. La Natura stessa raggiungeva dimensioni mitiche: «To see a World in a Grain of Sand», scriveva W. Blake in «Auguries of Innocence» restituendo cosi all'individuo, isolato e frammentato dalla storia, un senso di appartenenza e di comunione. Non si guardava al creato come a qualcosa di perfettamente conchiuso e inaccessibile, ma lo si osservava e se ne ascoltavano le evoluzioni, la forza vitale ed espansiva, il ritmo. Novalis scriveva «Chi possiede il ritmo, possiede l'Universo».

Non era la natura naturata che i romantici cercavano, bensì la natura naturans in quanto energia creativa e forza salvifica. Ed in questa occasione la natura, quale metafora delle origini, torna a ripristinare l'integrità dell'umanità e diviene strada maestra dell'esperienza e della cultura dell’artista che in essa proietta le proprie istanze di libertà e verità. L'antico assoluto levitico viene sostituito dall’assoluto naturale: il paesaggio, la composizione, il ritratto, una barca in rada costituiscono per Cacioli, Calosso, Di Napoli, Gianesini e Soldano le nuove categorie di un pensiero totalizzante. La sintesi kantiana di soggetto e oggetto, trasferendo l'atto di conoscenza dalla referenzialità dogmatica verso la natura naturata alla percezione diretta della natura naturans, ha spostato in questi autori i termini del rapporto verità/finzione dall'oggettività documentale alla soggettività espressiva. E’ infatti nello spazio della soggettività che i cinque artisti si confrontano per rileggere il mondo: rivisitando l’Arte del passato, quella fatta di disegno, pennello e colori, quella che si basa sull’osservazione del creato e sulle sue meraviglie.

In tal guisa questi pittori ripropongono e ricostruiscono, ognuno a proprio modo, un pingere che pareva ormai relegato nel dimenticatoio delle avanguardie di ritorno. Così nei lavori proposti appare evidente quanto sia racchiusa l'origine stessa dell’uomo, un'origine che, ponendosi al di fuori della storia, offre all'umanità una garanzia di permanenza che la salva dalle tenebre del presente ma che si pone, rispetto alla storia, come punto di riferimento futuro. Non a caso è proprio questo il “lievito” che induce i nostri narratori a lottare per la riscossa del sentimento contro la pura ragione al fine di analizzare le fasi alchemiche dell'ormai ineluttabile ma già affascinante scissione dell'io nel mondo moderno. Ma, lungi dal rincorrere una speculazione teorica, ognuno dei quadri in mostra riesce ad esaltare la figura del singolo artista quale genio creatore la cui parola è, come quella del mito, linguaggio sacro e pensiero originario, e la cui opera è inscritta nella storia universale dell'umanità in un alternarsi di natura naturans e natura naturata.

E così Gianni Cacioli, proprio in ordine a quanto sopra analizzato, si presenta con oli ed acquarelli come “Dolceacqua”, “Mattino in Monferrato“ o “Per le vie di Bard” dove poesia e ricerca diventano tematiche dalle varie sfumature e cromie che si fondono in un molteplice arcobaleno di tonalita' ed infondono la calma e la tranquillita' che ognuno di noi vorrebbe sempre trovare ed assaporare.
Moderno nella stesura del colore, con cui riesce a creare nell'opera un movimento ed una dinamicità notevoli, dotato di sensibilità rara, riesce a cogliere gli aspetti della vita quotidiana grazie ad un’arte che si e' raffinata, ad una pennellata più sicura, decisa e coinvolgente tanto da permettergli di ottenere risultati di grande effetto e di romantica naturalitĂ . E' un'espressione completa quella di Gianni, fatta di cromie calde e assonanti dove la luce, gestita con bravura, dona effetti a volte violenti nei paesaggi assolati o in alcune composizioni da studio, a volte delicati nelle figure e comunque sempre di straordinaria compostezza

Più forte nei colori e nelle definizioni dei soggetti Stefano Calosso persegue gli stessi scopi: i paesaggi variegati sono i veri protagonisti della sua ricca produzione pittorica. Illuminati da luci vibranti e densi di colori prettamente vivaci, gli stessi si presentano allo spettatore nelle loro molteplici ed impeccabili “vesti": da quella invernale, ma non per questo fredda, a quella primaverile, accesa , che va dai toni pastello sino all'esplosione dei caldi colori estivi. Accenti "scapigliati" animano opere di grande livello come “Betulle”, “Autunno” e “Il sole di settembre”, e non e' difficile riconoscere nei rapporti tonali e nell'uso del colore, oltre che nell'evidente predilezione per la natura, un'inclinazione vetusta per il lavoro en plein air che gli ha permesso di rendere le sue opere uniche ed espressive. La sua pittura non vuole comunque inquietare ed egli, esplorando sentieri non battuti, affondando i piedi nella neve o sostando all'ombra degli alberi o della case montane, esprime tutta la riconoscenza per quegli artisti che ammira e che, a suo giudizio, gli hanno indicato la via giusta, lo sviluppo dell'arte a contatto con la natura.

Obbligatoriamente solare e puntuale il lavoro di Edmondo Di Napoli, autore di origini campane il quale riesce a trasmettere nei suoi dipinti la calda luce che era riuscita ad affascinare ed accecare anche un nordico come Kandinskij. Di Napoli appartiene a quella generazione di artisti che, avvalendosi di una grande capacità manuale, è riuscita a riscoprire le possibilità analitiche e concettuali della pittura figurativa in un'accezione anche ironica e demistificante. Le sue opere sono immediatamente riconoscibili per la costante iconografica dalla quale spuntano reperti visivi di varia natura, incorniciati da dettagli e citazioni di matrice filosofica, spesso in palese contrasto con l'iperdecoratività della composizione. Qui la natura esplode in tutta la sua pienezza: ne sono testimonianza l’imponente “Marina di Pozzuoli”, l’accattivante “Quadro di Venezia” e l’ondeggiante “Costa sarda”.
La pennellata, all'unisono con il temperamento e lo stato emotivo dell'artista, varia da tela a tela, talvolta uscendo allo scoperto e senza paure. Mari, monti, pianure, oggetti, figure riflettono nel totale della sua produzione una chiara competenza tecnica ed una forte capacità espressiva , a dimostrazione di una maturità ormai ineccepibile, e l’osservare ed entrare nei suoi colori così prismatici ci porta a meditare sui nostri sentimenti più nascosti e ricchi di pathos.

Per Sergio Gianesini la natura è il tutto: ne ascolta le voci misteriose e risponde con le pennellate dopo aver racchiuso negli occhi uno scorcio di montagna, una distesa nevosa, le antiche mura della sua città natale, oppure le baite o un poetico angolo di lago. Dipinge da sempre con l'impegno di un uomo che sa prendere ogni cosa sul serio: gli accostamenti di colore, la prospettiva, l'atmosfera poetica, la luce. Consciamente o inconsciamente richiama nomi e ritmi passati, ma di fronte alla tela immacolata esiste solo lui, il pittore delle cose del mondo, sempre disposto ad esprimere il meraviglioso paesaggio ispirato ai suoi innumerevoli viaggi. Trasportandosi così nelle varie realtà quotidiane egli dipinge permeando ogni soggetto di un realismo romantico e il pennello, dopo aver ammirato e osservato, lavora con grande passione ritrovando nelle bellezze naturali di un “Contadini nei campi”, di “Scogli nel Conero” o di un “Ultime luci” la coscienza del pittore e la fertile liricità evocativa.

Gaetano Soldano, infine, segna la mostra con opere figurative di un realismo moderno, semplificato, dalle pennellate con il tratto meditato, la maggior parte rivolta a tematiche che spaziano dal paesaggio natale catanese per inoltrarsi nelle Langhe albesi, nei porti della Liguria, nei canali Veneziani e giĂą fino a giungere ai ritratti. Utilizza colori tenui ma fiammeggianti. La ricerca e la personalizzazione rappresentano la forza della sua tavolozza, singolare per i raggi di sole, gli angoli e gli scorci caratteristici: opere con una espressione artistica tale da produrre una visione di un mondo pieno di risorse.
Dipinge ciò che esiste,confronta la sua arte con gli altri. Recentemente sta emergendo qualche lavoro folgorato di stile espressionistico, dove apre squarci isolati nella grande antologia delle sue immagini e attraverso i quali si cimenta in lavori come “Nevicata a San Mauro”. Ma la ricerca è pur sempre realistica, come ci dimostra il magnifici “Isola di Skye” o “Quiete all'imbrunire”, e si espleta nel suo universo di persone, di foglie, rami, ampi orizzonti, distanze di casolari, tetti, marine e figure dove la vita ha lasciato impronte precise, dove l'uomo ha lasciato le sue tracce e dove la riproduzione fedele della natura non interessa più come firma, ma come colore. Quel colore e quegli scorci che, nelle opere di ogni autore in mostra, ci riportano al pretenzioso titolo instillandovi però un dubbio amletico: natura naturans o natura naturata?

Created by admin
Last modified 10-05-2008 16:05
 

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